Auto e moto vintage che sono un po’ il suo chiodo fisso, moda, arte e naturalmente il design. Tommaso Spinzi è tutto questo e molto di più, in grado di creare oggetti unici, contaminazioni che prendono vita dall’unione delle sue passioni. Molti anni passati all’estero e poi la voglia di tornare a casa, in Italia. A Milano fa base in zona Isola – il quartiere oggi più in fermento della città – in un loft, che è un laboratorio di idee, una galleria delle sue esperienze, uno studio creativo – Spinzi Design – in cui nascono collaborazioni speciali.

La sua agenda è zeppa di novità, eventi, progetti. A tenerci aggiornati di volta in volta sarà lo stesso Tommaso in qualità di special guest.

Perché hai deciso di lasciare l’Italia per andare a vivere all’estero? E perché hai deciso poi di tornare?

L’ho fatto per avere un punto di vista diverso, possibilità di esperienze diverse da quelle che avevo. La mia meta dei sogni, per visione, ricerca, ispirazione, è sempre stata l’Australia. Sono andato a vivere in Svizzera e dopo cinque anni ho voluto provare ancora qualcosa di nuovo, avevo già vissuto un periodo a San Francisco e per un po’ ho viaggiato, poi una serie di circostanze mi hanno portato a creare il mio business in Australia e a fermarmi a Melbourne. Non mi sono quasi reso conto del tempo che passava, ma non posso dire di aver mai lasciato davvero l’Italia.

Sono sempre rimasto molto legato al mio Paese, un po’ perché all’estero mi hanno sempre percepito come “l’italiano”, il design è un settore che all’Italia è strettamente connesso e in quello che faccio le mie radici si fanno sentire. In più, sono tornato molto spesso a casa, ogni anno per almeno un paio di mesi. Finché, a un certo punto, dopo circa sei sette anni che sono davvero volati, ho capito di aver bisogno di riavvicinarmi, di fare esperienze più vicine alle mie origini, alla mia gente, al mio cibo… un semplice piatto di pomodori, a New York è fine food e per noi è la cosa più semplice che c’è.

Mi sono reso conto di non aver mai vissuto davvero in Italia e ho iniziato a sentire sempre di più il desiderio di farlo, in modo particolare a Milano che è una città molto internazionale ed è fortemente connessa alle mie passioni, il design e la moda. Da ragazzino, a vent’anni, la percepivo come una città grigia, caotica e inquinata. Poi, venendoci di passaggio nel periodo in cui ero all’estero, sentivo crescere sempre più un’energia positiva. Così, ho deciso di trasferirmi in zona di Isola, che si trasformata tantissimo negli ultimi anni, ci sono i grattacieli e il bosco verticale che convivono con le vecchie trattorie, i barbieri, i bar di una volta.

Prima del Covid-19, Milano stava passando un momento veramente magico, che speriamo torni presto. Adesso, da adulto, a trent’anni – anzi veramente ne ho 37! – non ho dubbi sul fatto che desidero che la mia attività abbia radici nella mia terra.

Como invece che cosa rappresenta per te?

Sono le mie origini, la mia gioventù, è un luogo magico che mi ha aiutato a crescere nel bello, forse dandolo anche un po’ per scontato. Le ville sul lago, un paesaggio unico al mondo che è una vera eccellenza e per te che ci sei cresciuto è una cosa normale. Poi, viaggiando, ti accorgi di essere nato in un posto che ha un fascino che non si ritrova da nessun’altra parte. Si sente molto l’influenza di Milano e siamo anche un po’ Svizzeri, molto precisi, organizzati. Mia madre, invece, è napoletana. Mi piacerebbe molto vivere a Napoli, che è un’altra città meravigliosa. Sto cercando di organizzare delle collaborazioni che sempre più spesso mi portino a Napoli, secondo me c’è un’energia che non si respira altrove in Italia.

Origini è una parola che ricorre spesso nei tuoi racconti, tanto che è anche il nome di una delle tue collezioni di pezzi di design.

Origini è stata la mia prima collezione dopo che mi sono trasferito a vivere Milano, un omaggio al mio ritorno. Pezzi unici, vecchi arredi anni ’50 e ’60 milanesi, made in Italy, che rivesto con il Ceppo. Scorrazzando con la motocicletta per la città, mi capitava di vedere pesso questa pietra naturale di colore grigio, mi sono informato e ho scoperto che era utilizzata per i palazzi, nelle facciate, così ho pensato di trasformarla, da racconto esterno, portarla dentro casa rivestendo questi vecchi oggetti e dando loro nuova vita. Poi, c’è anche la collezione Meccano, ispirata alla meccanica ed è una via di mezzo tra scultura e design. E Medusa, che invece è ispirata al lago di Como, un sogno notturno che di giorno si trasforma in oggetto di arredo.

Articolo originale su CollectorMag